lunedì 18 aprile 2011

Medioevo: che confusione! (continua)

IL PROCESSO E LE PERSONE CHE NE HANNO FATTO PARTE

GIROLAMO
Traduttore della Bibbia in latino, testo attorno al quale cresce ogni forma di espressione letteraria ed esegetica.

AGOSTINO
Aperto allo studio del patrimonio classico, perché fondamentale per l’intellettuale cristiano: i cristiani dovrebbero impossessarsi della preziosa cultura retorica classica e utilizzarla per interpretare la Bibbia e per costruire la nuova letteratura cristiana.

BOEZIO
Grandissima personalità alla cui base c’è Agostino. Lo scopo che si prefigge è quello di farsi interprete della tradizione teologica cristiana attraverso l’applicazione della metodologia aristotelica. In questa prospettiva concepisce un programma culturale vasto e ambizioso: la trasmissione della sapienza antica alla posterità, attuata in tre momenti distinti: la stesura di scritti riguardanti le arti liberali, la traduzione dal greco al latino delle opere di Platone e Aristotele e infine la conciliazione del pensiero dei due filosofi con quello cristiano. Questo corpus ha il merito di aver offerto alla scuola medievale quella componente razionale che dal secolo XI in poi si porrà alla base di un nuovo modo di concepire la ricerca filosofico-teologica; in Occidente le traduzioni boeziane rimarranno l’unica chiave di accesso alla filosofia aristotelica fino al secolo XII.

CASSIODORO
Magister officiorum, sostituendo Boezio alla sua morte, tentò di realizzare una fusione tra monachesimo e cultura romano-cristiana, in cui l’esperienza si configura come una sorta di monachesimo dotto, che vede alternarsi alla regolare attività di copia di manoscritti la traduzione di opere dal greco e la stesura di nuovi trattati.
La seconda parte delle Institutiones dedicata alle saeculares litterae, oltre a formalizzare la divisione tra trivium e quadrivium, mette a disposizione del lettore uno stringato inventario di materiali bibliografici cui è necessario attingere per crescere nella dottrina.

ALCUINO
Siamo con Carlo Magno e siamo nel periodo ricordato come fioritura carolingia. La corte dell’Imperatore del Sacro Romano Impero è internazionale ricca di personalità che vengono dall’Italia (Pietro da Pisa), dalla Spagna (Teodulfo), dall’Inghilterra (Alcuino stesso). Il leader della prima generazione è proprio Alcuino che per la scuola scrive i suoi trattati più fortunati sulla grammatica, retorica, dialettica, matematica e ortografia.

Il programma di Alcuino, che recupera il progetto di Cassiodoro, comporta la formazione di un canone, oltre che l’attenzione per glosse e commenti. Gli autori canonici menzionati sono Cicerone, Lucano, Virgilio, Orazio, Omero (versione latina), Stazio, Giovenale, Persio, Ovidio, Terenzio e lo stesso Boezio, mentre le opere degli autori che non rientrano nel canone, come Marziale, troveranno il loro spazio dal IX secolo in poi. Tuttavia la vera novità di Alcuino è quella di aver ripristinato uno standard di comunicazione condiviso da tutto il regno assieme a un programma comune. E’ così che si porta a maturazione la scrittura “carolina” che gli umanisti assumono come antiqua e che ancora oggi noi usiamo (antenato del Times New Romans). Ripristina una lingua comune, il latino, associando anche un programma politico di grandi riforme (come quella di incentivare allo studio anche le classi meno agiate e le donne.

ISIDORO DI SIVIGLIA
Ci sono tre testi enciclopedici che corrispondono alla tripartizione della grammatica:
  • la differenza tra parole simili, De differentiis verbo rum;
  • i sinonimi, Synonyma;
  • le etimologie, Etymologiae.

Vorrei soffermarmi proprio sull’ultimo testo. Rappresenta una ragionata produzione scientifico-letteraria delle arti liberali e del sapere antico. Se ne conservano due redazioni: una prima allestita da Isidoro stesso in tre libri, e una seconda divisa in venti libri redatti da Braulione di Saragozza.
Il modus operandi è sistematico: per ogni termine si parte dall’etimo per giungere a una vera e propria descrizione fisica. Si tratta di una novità non assoluta, ma originale nel suo impiego: il fatto di ricorrere all’etimologia, dunque, a una funzione epistemologica della parola (nesso indissolubile tra una parola e ciò che essa designa) significa anche fornire un principio gnoseologico della realtà.
Nel complesso (p. 472), sembra che Isidoro guardi avanti, ovvero che in lui ci sia interesse per il mondo romano, “ma in concreto non c’è posto per forme di utopia sterile e nostalgica: al contrario viene formulata una proposta culturale organica e funzionale, che mira alla formulazione della nuove generazioni e dei ceti dirigenti (laici ed ecclesiastici) di un futuro ormai alle porte”.

Nessun commento:

Posta un commento