domenica 5 giugno 2011

Leon Battista Alberti: tra prospettiva e pittura

LA PROSPETTIVA
Già nel Medioevo si cominciava a parlare di prospettiva: ad esempio, è scienza prospettica quella di Giotto e di Ambrogio Lorenzetti; è scienza prospettica quella che usano gli architetti gotici per creare uno spazio illuminato, superumano.
Nel Rinascimento, la prospettiva è vista in una maniera del tutto nuova. Tutti i messaggi della realtà sono trasmessi alla ragione solo attraverso gli occhi. Elaborando i dati che riceve dagli occhi essa può, dai particolari che sono intorno a noi, risalire alle grandi leggi che regolano l’universo. Di qui l’importanza della prospettiva che è lo strumento che ci permette di comprendere la realtà sottoponendola a una legge razionale e universale, prospettiva geometrica che incatena tutta la realtà a una serie infinita di linee convergenti in un punto unico (punto di fuga) posto davanti al nostro occhio, qualunque sia la nostra collocazione.

Bisogna, però, precisare che non esiste un solo tipo di prospettiva: esiste quella basata sul coordinamento delle linee e perciò detta “lineare”; quella unitaria perché relaziona tutte le cose a un unico punto di vista, quello dello spettatore, che è quindi padrone dello spazio; legge matematica, certa, non opinabile, imposta dall’uomo, qualunque uomo, a ciò che lo circonda, proporzionando tutto a sé, in un processo continuo di commisurazione.

Ne segue anche la ricerca della proporzione, perché questa permette di capire le varie cose nella comparazione relativa fra l’una e l’altra: matematica anch’essa e quindi di origine divina. 

PROSPETTIVA COME COPIA DELLA REALTA’?
L’importanza data alla prospettiva e l’apparente coincidenza di questa con l’ottica naturale ha fatto credere che l’arte del rinascimento consista nella copia della realtà, senza considerare che la prospettiva, in natura, non esiste, che non è vero che gli oggetti lontani siano più piccoli dei vicini o che le parallele si incontrino all’orizzonte. Ma soprattutto bisogna ricordare che, mentre la prospettiva geometrica è monoculare, la nostra visione è binoculare: noi percepiamo due immagini (una per ciascun occhio) che si sintetizzano in una sola mediante un processo psichico che ci permette di vedere tridimensionalmente. Né esiste in natura il disegno, ossia la linea che costituisce l’ossatura della prospettiva. Prospettiva e disegno sono solo un codice fatto di segni attraverso i quali trasmettiamo un concetto o, come è stato detto, un simbolo della realtà. Per questo l’arte non è, come nel medioevo, meccanica, ma liberale attività intellettuale.

LA RICERCA SCIENTIFICA DELLA RAPPRESENTAZIONE

Ora, ritornando al concetto di mimesis, si presenta un salto qualitativo di questo considerando l’importanza di ricerca scientifica della rappresentazione.
Le regole di una corretta costruzione prospettica, presentate dal Brunelleschi (1377 – 1446) e codificate dall’Alberti (1406 – 1472) nel De Pictura sono usate per indicare un nuovo metodo di rappresentazione che culmina nella nozione del dipinto, quale intersegatione della piramide visiva. Si tratta di un metodo per impostare una intelaiatura prospettica, nella quale collocare, in corretto scorcio, gli oggetti da rappresentare.

Tale piramide è composta dai raggi che, partendo da ogni punto dell’oggetto, convergono nell’occhio.  Esiste, poi, un raggio centrico (raggio intrinseco che parte da punti interni dell’oggetto e che è perpendicolare all’oggetto). Il punto da cui esce il raggio centrico  è detto punto centrico.  Ciò che l’osservatore vede è la sezione (“intersegazione”) della piramide con un piano perpendicolare al raggio centrico e passante per il  punto centrico (punto di fuga per l’Alberti). Se l’oggetto si sposta lungo la direzione del raggio centrico, il piano si sposta con esso: la sezione  avrà in ogni momento la stessa forma, ma  apparirà più grande o più piccola.

Alcune citazioni dal De Pictura
Principio, dove io debbo dipingere scrivo uno quadrangolo di retti angoli quanto grande io voglio, el quale reputo essere una finestra aperta per donde io miri quello che quivi sarà dipinto; e quivi ditermino quanto mi piaccino nella mia pittura uomini grandi; e divido la lunghezza  di questo uomo in tre parti, quali a me ciascuna sia proporzionale a quella misura (che) si chiama braccio, però che commisurando uno comune uomo si vede essere quasi braccia tre; e con queste braccia segno la linea di sotto qual giace nel quadrangolo in tante parti quanto ne riceva. [...]
Poi dentro  a questo quadrangolo dove a me paia, fermo [...] il punto centrico.  Sarà bene posto questo punto alto dalla linea che sotto giace  nel quadrangolo non più che sia l’altezza dell’uomo quale ivi io abbia a dipingere [....]. Adunque posto il punto centrico, come dissi, segno  diritte linee da esso a ciascuna divisione posta nella linea del quadrangolo che giace [...].

Prendo  uno picciolo spazio nel quale scrivo una diritta linea, e questa divido in simile parte  in quale divisi  la linea che giace nel quadrangolo. Poi pongo  al di sopra  uno punto  alto da questa linea quanto nel  quadrangolo posi el punto  centrico alto dalla linea che giace nel  quadrangolo, e da questo  tiro linee  a ciascuna divisione  segnata  in quella prima linea. Poi [....] segno, quanto dicono  i matematici, una perpendiculare linea  tagliando qualunque truovi linea. [....] Questa  così perpendiculare linea  dove dall’altra sarà  tagliata, così mi darà la successione  di tutte le trasverse quantità. ”

In termini matematici, si vedrà sempre una figura simile a quella originale: le sue dimensioni aumenteranno o diminuiranno, ma resteranno invariati i rapporti tra queste, cioè le proporzioni.
Ora, la geometrizzazione dell’immagine, che si ottiene con la teoria prospettica (trattandosi di una rappresentazione della realtà sul piano) è intesa quale produzione di uno spazio figurale autentico.

COROLLARIO ALLA TEORIA DELLA PROSPETTIVA
Interessante è il commento che fa Panofsky in La prospettiva come forma simbolica e altri scritti (talmente interessante che ho intenzione di approfondire il tutto). In questo testo, brevemente, teorizzerà e documenterà la convenzionalità e il carattere astratto della costruzione prospettica, Egli contesterà il valore mimetico e naturalistico della prospettiva, sottolineando invece il suo carattere astrattivo.
In effetti, il sistema prospettico, affinché si verifichi un’esatta corrispondenza tra visione reale e immagine, presuppone la vista monoculare, da un occhio perfettamente immobile, a una distanza determinata. Ora, l’artificialità delle condizioni di osservazione è evidente se si pensa che l’occhio immobile è pressoché cieco.
In altre parole, la visione è un’esperienza complessa, sistemica.

1 commento:

  1. Sto facendo uno studio sulla prospettiva, ma mi sto spingendo oltre.
    In pratica il mio interesse è capire le origini in cui si sono gettate le basi della prospettiva.
    Si dice che tutto inizia nel rinascimento, ma se intendiamo la prospettiva come raggio che dal sole passa per il centro di proiezione ( o punta di uno gnomone) fino al piano orizzontale, abbiamo la stessa configurazione della prospettiva moderna. Parlo della proiezione gnomonica, di cui l'origine è antichissima.
    L'unica differenza che si riscontra nella costruzione, confrontando la proiezione gnomonica e la moderna prospettica elaborazione disposizione oggetto quadro è centro di proiezione.
    In questo studio mi serve capire la differenza della prospettiva di Alberti e Pier della Francesca.

    RispondiElimina