martedì 19 luglio 2011

Cartesio: il metodo e il sospetto nei confronti del mondo sensibile

La personalittà di Cartesio segna la svolta decisiva dal Rinascimento all'età moderna. I temi fondamentali della filosofia del Rinascimento, il riconoscimento della soggettività umana e l'esigenza di approfondirla e chiarirla con un ritorno a se stessa, il riconoscimento del rapporto dell'uomo con il mondo e l'esigenza di risolverlo in favore dell'uomo, diventano nalla filosofia di Cartesio i termini di un nuovo problema in cui sono coinvolti insieme l'uomo come soggetto e il mondo oggettivo. Nello stesso tempo egli è il fondatore del razionalismo, ossia di quella corrente della filosifa moderna (Spinoza, Cartesio e Leibniz) che vede nella ragione il fondamentale organo di verità e lo strumento per elaborare una nuova visione complessiva del mondo. 

Il testo principale di Cartesio è il Discorso sul metodo che nel primo capitolo conclude così (edizione Fabbri Editori, I Classici del Pensiero, 2004 con introduzione di Etienne Gilson ed Enza Carrara, p. 35):

Così, il mio disegno non è d'insegnare qui il metodo che ciascuno deve seguire per ben condurre la sua ragione, ma soltanto di mostrare in che modo ho cercato di condurre la mia. Coloro che presumono di dare precetti, debbono stimarsi più abili di quelli a cui li impartiscono; e, se fallano nella minima cosa, son degni di biasimo. Ma, siccome io non presento questo scritto che come una storia, o, se preferite, come una favolo in cui, in mezzo a taluni esempi che si possono imitare, se troveranno forse anche molti altri che si avrà ragione di non seguire, spero che esso sarà utile ad alcuni, senza essere nocivo a nessuno, e che tutti mi saranno grati della mia franchezza.
Cartesio, nelle prime pagine, congiunge la sua ricerca scientifica con la propria vicenda personale fatta di studio, anche di materie letterarie e lo si nota nel suo scritto dal linguaggio utilizzato e dalle invenzioni retoriche.

Quello che apprezzo molto di Cartesio è il fatto che l'uomo per lui sia soggettività o ragione. Non è un'idea semplice da attualizzare e comprendere.

Vorrei ora procedere con due approfondimenti: il primo connesso al suo metodo e alla sua più famosa conclusione (Cogito ergo sum) e alle tipologie di idee, tra cui vedremo anche il mondo sensibile. 

IL METODO, LA SOSTANZA E LA METAFISICA (pp. 6 - 8)
Come già ribadito nelle prime pagine del Discorso, Cartesio è fortemente convinto che sia necessario il buon senso; ma quando si vuole applica il metodo ad oggetti sui quali si hanno opinioni da diverso tempo, bisogna iniziare a pensare male. Ovvero bisogna procedere attraverso il dubbio metodico che consiste in primo luogo nel considerare provvisoriamente come erronee tutte le opinioni passate e su quelle che si ritengono effettivamente in dubbio.

Ecco che proprio la giusta attenzione agli errori, come ad esempio nelle intuizioni dei sogni e della follia, porta alla conclusione che non bisogna fidarsi delle percezioni sensibili. Il dubbio è un'attività più che lecita: spiega Cartesio che Dio, il genio malvagio a cui si deve l'esistenza, non ci avrebbe creati senza la possibilità sia di pensare sia di dubitare. E' proprio questa l'attività riflessiva, propriamente soggettiva. 

La conseguenza positiva del dubbio è che quello che noi prima abbiamo messo in dubbio, potrà diventare per noi veramente certo se avrà una sua evidenza assoluta (cioè, se con metodo noi arriveremo a una conclusione/sintesi coerente). 

C'è una verità, e una sola, che soddisfa alcuni particolari parametri (ovvero che sia evidente, universale, anteriore, da questa ne dipenderanno molte altre) affinchè possa essere chiamata come primo principio della filosofia. Si tratta dell' io penso, che nella misura in cui penso, sono

IO PENSO

Questa affermazione è la prima di tutte, poichè qualunque cosa io pensi, penso e di conseguenza qualsiasi altra affermazione la presuppone. Essa è anche evidente, poichè è impossibile metterla in dubbio senza che l'atto medesimo mediante il quale la si mette in dubbio non la dimostri: infatti per dubitar che penso occorerebbe che pensi, dunque anche che esista. In tal modo dal dubbio più radicale scaturisce la prima evidenza: dubito, quindi sono.

IO PENSO, IO SONO

Rimane sapere quello che sono: lo posso trovare, nel mio pensiero.

RICAPITOLAZIONE
  1. nel carattere radicale del dubbio (metodico) esiste una prima certezza: io posso ammettere di ingannarmi o di essere ingannato in tutti i modi possibili, ma per ingannarmi o per essere ingannato io debbo esistere;
  2. la proposizione io esisto è dunque la sola assolutamente vera perchè il dubbio stesso lo rinconferma: può dubitare solo chi esiste. Io non esisto se non come una cosa che dubita, cioè che pensa. La certezza del mio esistere concerne soltanto tutte le determinazioni del mio pensiero.
  3. la proposizione io penso equivale a un'altra io sono un soggetto pensante, cioè spirito, intelletto o ragione. E' impossibile che non esista io che penso di percepire.

L'ESISTENZA E' NEL SOGGETTO, NON DIPENDE DALLA PRESENZA TRASCENDENTE DELLA VERITA' (cioè di Dio) NELL'INTERIORITA' DELL'UOMO (Agostino)

TIPOLOGIE DI IDEE E IL MONDO SENSIBILE
Per quanto concerne le idee che esistono nel nostro spirito, esistono anche le cose corrispondenti fuori di me (come ad esempio la luna, i pianieti)?
Ora, Cartesio divide tutte le idee in tre categorie:
  1. INNATE: quelle che sembrano essere in me;
  2. AVVENTIZIE: quelle che mi sembrano venire dal di fuori;
  3. FATTIZIE: quelle formate o trovate da me stesso.
Alla prima classe appartiene la capacità di pensare e avere idee, alla seconda le idee delle cose naturali, alla terza le idee delle cose chimeriche o inventate.
Il fatto è che per Cartesio il mondo delle lettere e l'arte (ovvero il mondo sensibile) gli appare come un qualcosa di favoloso che lo fa immaginare fatti impossibili, danneggiando di conseeguenza la ricerca della verità. La poesia può essere, per esempio, piacevole, ma non ha alcun valore conoscitivo poichè deriva dalla natura e non dallo studio, dal metodo e dall'osservazione.

E' vero che lo stesso Cartesio dice che (p. 40):


Io apprezzavo molto l'eloquenza, ed amavo la poesia;

ma subito dopo afferma:
pensavo che l'una e l'altra sono doni dell'ingengo, piuttosto che frutti dello studio. Quelli che hanno il ragionamento più solido, e che digeriscono meglio i loro pensieri, per renderli chiari e intelligibili, possono sempre meglio persuadere circa ciò che propongono, anche se non parlano che il basso bretone, e se non hanno mai imparato la retorica. E quelli che sano inventar le cose più gradevoli, e le sanno esprimere nel modo più adorno e più dolce, non cesserebbero d'essere i migliori poeti, anche se ignorassero l'arte poetica

E' anche per questo che abbandona lo studio delle lettere per dedicarsi alla matematica, alla geometria e alla fisica (pp. 44 - 45):
Mi pareva infatti che avrei potuto imbattermi in assai più verità, nei ragionamenti che ognuno fa circa gli affari che gli stanno a cuore, e di cui egli è punito immediatamente dai fatti, se ha mal giudicato, che non in quelli che fa un uomo di lettere nel suo studio, intorno a speculazioni che non producono nessun effetto, e dai quali non attende altro se non, forse, un motivo di vanità tanto maggiore, quanto più esse saranno lontane dal senso comune, per la ragione che egli avrà dovuto impiegare tanto più ingegno ed artifizio per cercar di renderle verosimili. Ed avevo sempre un estremo desiderio di imparare a distinguere il vero dal falso, per veder chiaro nelle mie azioni, e camminare con sicurezza in questa vita.

Questo poi si collega anche con l'idea che ha di passione, come un qualcosa di cui non si può avere un controllo razionale. E' vero che sono predisposizione per l'esercizio della volontà, ma non sono conoscitive e, se giudicano, giudicano male perchè hanno prevalentemente un fine pratico, che non raggiunge mai un'autonomia conoscitiva.

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