domenica 10 aprile 2011

I protagonisti del Cristianesimo e della Chiesa, parte I

I PROTAGONISTI DEL CRISTIANESIMO E DELLA CHIESA

Prima di analizzare due punti fondamentali (l’imitazione di Dio e il rapporto ragione e fede) vi presente un elenco che ho recuperato dalla lettura del testo I Grandi della Chiesa di G. Popp, Wurzburg, 1963.

I PADRI DELLA CHIESA
Per padri della Chiesa s’intende una serie di gerarchia e di elenco di nomi che hanno dato le basi teoriche, teologiche e politiche. Riporto qui di seguito un breve elenco con relative date in modo tale da sfatare alcune confusioni cronologiche che possono essere sorte.

CAPI DELLA CHIESA
  • Pietro: figura di estrema importanza. Dopo la morte e la resurrezione di Cristo, Pietro assunse la guida della giovane comunità che lo riconobbe quale capo designato dal Signore medesimo. Andato a Roma, durante la persecuzione dei cristiani da parte dell’imperatore Nerone, egli fu preso, condannato a mote e crocifisso. Morì e il suo corpo fu sepolto nei giardini vaticani. Quando con l’editto di Costantino il Grande nel 313 il Cristianesimo giunse alla tolleranza, sulla sua tomba venne costruita una chiesa;
  • Papa Leone I Magno (390 – 461): è proprio sotto il suo papato che avviene la presa di Roma da parte dei germanici Vandali, sotto la guida di re Genserico (455). La città fu saccheggiata per quattordici giorni e depredata di tutti i tesori; migliaia di Romani e Romane salirono in veste di prigionieri sulla flotta vandalica;
  • Papa Gregorio I Magno (540 – 604);
  • Papa Gregorio VII (1020/1025 – 1085) noto per i conflitti con il re Enrico IV al punto tale da scomunicarlo (e poi la successiva penitenza nel castello di Canossa) e, successivamente, la conduzione a Roma da parte del re di un antipapa, con la fuga del papa a Salerno;
  • Papa Innocenzo III (1160 – 1216): sotto il suo papato, la Chiesa raggiunse la più alta potenza politica attraverso il controllo temporale dell’Impero (essendo lui tutore del giovane Federico di Sicilia). Diede l’avvio alla quarta crociata (per riunificare la chiesa greca e latina dopo il Grande Scisma del 1054) e nel 1215 convocò il IV concilio lateranense (il dodicesimo concilio ecumenico) in cui venne dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque altro potere secolare, venne istituito il tribunale dell’Inquisizione contro le eresie e incoraggiò la predicazione popolare legittimando gli Ordini mendicanti;
  • Papa Adriano VI (1459 –1523): è proprio sotto il suo pontificato che si svilupparono le prime fasi della rivolta protestante in Germania. Adriano non riconobbe completamente la gravità della situazione, nonostante questo ex professore ed inquisitore generale fosse fermamente opposto a cambiamenti nella dottrina, e richiese che Martin Lutero venisse punito per eresia.
  • Papa Pio IX (1792 – 1878), sotto il cui pontificato ci fu il caso Edgardo Mortara, ragazzo ebreo sequestrato dalla polizia pontificia sotto l’ordine del Santo Uffizio per battezzarlo. Il caso Mortara diede l’immagine di uno Stato Pontificio anacronistico e irrispettoso dei diritti umani, nonostante fossimo nel periodo del liberismo e del razionalismo;
  • Papa Pio X (1835 – 1914).

I MAESTRI DELLA VERITA’
  • Giovanni l’Evangelista;
  • Atanasio (295 circa - 373) in veste di giovane diacono del vescovo di Alessandria, prese parte al Sinodo generale di Nicea, in Bitinia, tenutosi nell’anno 325 e il cui più importante risultato fu la formulazione del Credo della Chiesa Cattolica. L’eresia di Ario, che era in discussione nel Concilio, trovò nel giovane un potente avversario. Con la condanna dell’ex prete della Chiesa egiziana, originario della Libia, che nel 333 trovò una morte simile a quella di Giuda, Atanasio si attirò l’odio degli Ariani, che dovevano perseguitarlo per tutta la vita. Ben cinque volte, sotto cinque imperatori, patì l’esilio a cagione della sua fede nella divinità del Verbo e nella sostanza divina e umana di Cristo;
  • Girolamo (347 – 419/420) uno dei quattro grandi Dottori latini della Chiesa, come segretario del papa Damaso, intraprese la revisione della traduzione latina del Nuovo Testamento. Scrisse anche un catalogo degli scrittori cristiani fino ai suoi tempi che divenne il fondamento della Patrologia o Patristica, lo studio dei “Padri” quali testimoni della tradizione ecclesiastica, come anche della storia della letteratura teologica in generale. I suoi commentari ai singoli libri della Sacra Scrittura fecero in lui il fondatore dell’esegesi, cioè del commento interpretativo della Bibbia;
  • Agostino (354 –430);
  • Alberto Magno (1193 - 1280) nominato nel 1249 lettore generale a Colonia diventando presto come “Mago” a causa dei suoi studi e delle sue cognizioni in campo scientifico. Per la sua vasta cultura, che abbracciava tutti i rami della filosofia e delle scienze naturali, fu considerato anche il riformatore delle scienze del suo tempo. Con la sua attività di insegnante e i suoi scritti ha aperto la via all’introduzione del pensiero aristotelico nella filosofia e nella teologia, opera portata a compimento da Tommaso d’Aquino;
  • Tommaso d’Aquino (1225 –1274);
  • Bonaventura (1217/1221 – 1274) è considerato uno tra i più importanti biografi di san Francesco d’Assisi e devoto all’ordine francescano attraverso la guida e l’interpretazione della Regola del Fondatore;
  • Pietro Canisio (1521 – 1597) gesuita fortemente contrario ai pensieri di Lutero;
  • John Henry Newman (1801 – 1890) di cui riporto una citazione “Vorrei che l’intelletto si espandesse con la massima libertà, e che la religione godesse di un’eguale libertà, ma ciò che io ritengo è che essi dovrebbero collocarsi nel medesimo posto ed esemplificarsi nelle stesse persone”;
  • Papa Leone XIII (1810 – 1903);
  • Clemente Augusto Von Galen (1878 – 1946).

I MARTIRI DELLA FEDE
  • Stefano ( - 36), protomartire;
  • Ignazio di Antiochia ( - 107/110);
  • Sebastiano (256 - 288) protettore dei tappezzieri;
  • Lorenzo (225 - 258) ;
  • Tommaso Moro (1478 - 1535) autore di un testo che io apprezzo molto Utopia;
  • Fedele da Sigmaringen (1577 - 1622);
  • Padre Pio (1877 - 1968).
 
 

mercoledì 6 aprile 2011

San Tommaso, parte III

Vorrei riflettere sul rapporto tra Tommaso, Aristotele e gli Arabi.

IL MONDO ARABO NEL MEDIOEVO
La civiltà islamica rappresenta un modello culturale di alto prestigio incontrandosi e scontrandosi con quella cristiana: in Spagna e in Sicilia ad esempio, ma soprattutto con le Crociate.
Ora mentre la cultura cristiana era eminentemente simbolica e spirituale, quella islamica era assai più concreta e scientifica: i grandi progressi nelle scienze, nella medicina, nella geografia, nella matematica, senza dimentica le influenze in questi campi sulla cultura latina. Per esempio, le cifre arabe penetrarono nella cultura europea sostituendo quelle romane. Ma anche gli scritti di medicina di Galeno , medico e filosofo greco del II secolo d.C., studiati dagli Arabi (e soprattutto da Avicenna), furono da loro trasmessi alla cultura europea che li tradusse in latino e giunsero così anche in Italia.

Oltre al fatto di aver arricchito la narrativa occidentale di una massa ingente di exempla nova con raccolte orientali (Desciplina clericalis di Pietro Alfonso, Liber Kalilae et Dimnae  tradotto da Giovanni da Capua, il Dialogus Salomonis et Marcolphi senza dimenticare Le mille e una notte) hanno soprattutto introdotto la tecnica della cornice: le varie storie che le costituiscono sono infatti collegate fra loro da una storia importante.

Importantissimo fu poi l’aristotelismo arabo con Avicenna e Averroè.
Il primo scrisse un’enciclopedia medica e diffuse il pensiero di Aristotele contemperandolo con quello di Platone, mentre Averroè spinse il materialismo aristotelico sino alla negazione dell’immortalità dell’anima individuale e promosse un atteggiamento scientifico e razionale nello studio dei fenomeni naturali.

SAN TOMMASO: ARISTOTELE e IL MONDO ARABO
Nell’universo di Aristotele èsclusa la creazione e anche ogni intervento di Dio nella costituzione delle cose. Infatti Aristotele ha identificato l’esistenza in atto con la forma, ovvero dove c’è forma, c’è realtà in atto e, dunque, la forma è di per sé indistruttibile e ingenerabile, necessaria ed eterna (come Dio stesso).
Questo pensiero collide completamente con il cristianesimo: Tommaso afferma prima di tutto una netta distinzione tra essenza ed esistenza, facendo scaturire l’esigenza della creazione dalla stessa costituzione delle sostanze finite.

Tommaso, inoltre, afferma che l’esistenza non rappresenta un “accidente” accessorio dell’essenza, ma una perfezione che è costitutiva dell’ente accanto all’essenza. Ovvero, pur non essendo l’essere di una cosa la sua essenza, non deve essere inteso come qualcosa di sopraggiunto e accessorio, bensì allo stesso livello dei principi dell’essenza. Qui c’è un netto contrasto con l’idea di Avicenna. Mentre in quest’ultimo il principio della distinzione reale fra essenza ed esistenza serviva a ribadire nella forma più rigorosa la necessità di tutto l’essere e a sostenere la derivazione-emanazione causale e necessaria delle cose da Dio; in Tommaso, invece, il principio di distinzione ha la funzione di motivare metafisicamente il concetto di creazione. Dio, per Tommaso non può dipendere dal mondo per un certo rapporto di emanazione, deve essere la Causa prima e incondizionata del mondo stesso.

martedì 5 aprile 2011

San Tommaso, parte II

In questa seconda parte dedicata a San Tommaso vorrei prendere in considerazione due argomenti.
Il primo riguarda ancora una postilla metafisica, mentre il secondo la teoria della conoscenza.

POSTILLA METAFISICA
San Tommaso, e con lui la filosofia tomistica, considera gli esseri umani come esseri finiti che sono stati creati da Dio, ovvero che essi hanno la loro esistenza per partecipazione. Con questo termine, Tommaso intende l’atto con cui le creature, grazie a Dio “prendono parte all’essere”:

Allo stesso modo che quanto è infuocato e non è fuoco, è infuocato per partecipazione, così ciò che ha l’essere e non è l’essere, è ente per partecipazione
Summa Theologiae

Il senso di questa teoria è che l’essere non è identico, ma solo simile o corrispondente all’essere di Dio. E’ questo il principio dell’analogicità dell’essere che Tommaso desume da Aristotele, ma che acquista in lui un valore del tutto diverso. Se Aristotele aveva diviso i vari significati dell’essere rispetto alle varie categorie, riportandoli poi all’unico significato di sostanza, Tommaso distingue tra essere di Dio ed essere delle altre cose. Questo perché l’essere delle creature, separabili dall’essenza è creato, mentre quello di Dio è identico all’essenza e necessario.

Questi due significati dell’essere non sono univoci, ma simili o analoghi: le creature sono simili per partecipazione all’essere di Dio, che è il primo principio universale di tutto l’essere, ma Dio non è simile ad esse. Il rapporto analogico si estende a tutti i predicati che si attribuiscono nello stesso tempo a Dio e alle creature perché è evidente che nella Causa agente devono sussistere in modo indivisibile e semplice quei caratteri che negli effetti sono divisi e moltiplicati.

Questa è la tesi della diversità pur nella somiglianza:

LA TEORIA DELLA CONOSCENZA
La teoria della conoscenza di San Tommaso si fonda sul concetto di astrazione.
L’astrazione (dal latino abstractione, derivato di abstrahere, trarre via da) è il processo attraverso il quale il soggetto conoscente riceve le forme o le specie (sensibili o intelligibili) delle cose, astraendole dai corpi con i quali sono unite.

Cognitum est in conoscente per modum cognoscentis
L’oggetto conosciuto è nel soggetto conoscente in conformità della natura del soggetto conoscente

L’astrazione si riferisce soprattutto alla conoscenza intellettuale, la quale è un astrarre la forma dalla materia individuale, un tirar fuori l’universale dal particolare, la specie intelligibile dalle immagini singole, cioè dal cosiddetto “fantasma”. Il fantasma è la riproduzione di un oggetto sensibile che la persona si fa a livello di immaginazione. Essendo qualcosa di sensibile e individuale, il fantasma non è il concetto che, invece, deve essere universale e intelligibile.

Tra i sensi corporei che conoscono la forma unita alla materia delle cose particolari e gli intelletti angelici che conoscono la forma separata dalla materia, l’intelletto umano si trova in una posizione mediana. L’intelletto è una virtù dell’anima che è forma del corpo: può conoscere le forme delle cose perché unite ai corpi, ma nell’atto di conoscerle, le astrae dai corpo.

Analizziamo meglio questa astrazione: come noi consideriamo il colore di un frutto, prescindendo dal frutto, senza perciò affermare che esso esista separato dal frutto, così è possibile conoscere le forme o le specie universali dell’uomo, del cane, del fiore, prescindendo dai principi individuali a cui vanno uniti, ma senza pretendere che esse esistano separatamente da questi. L’astrazione non falsifica la realtà, non afferma la separazione reale della forma non dalla materia generale (altrimenti non potremmo intendere che l’uomo è costituito anche di materia), ma da quella individuale: consente soltanto la considerazione separata dalla forma e tale considerazione è la conoscenza intellettuale umana. Infatti, la materia è duplice, cioè comune (esempio: carne e ossa), signata o individuale (questa carne, queste ossa). L’intelletto conoscendo non astrae la forma dalla materia sensibile comune, ma da quella individuale.

Da queste considerazioni è più facile comprendere il principium individuationis. Un uomo è diverso dall’altro non perché è unito a un corpo, ma perché è unito a un determinato corpo, diverso per dimensioni, cioè per la sua situazione nello spazio e nel tempo, da quello degli altri uomini. Risulta pure da questa dottrina che l’universale non sussiste fuori delle cose singole, ma è reale solo in esse. Sicchè esso è in re (come forma delle cose), post rem (nell’intelletto) e ante rem (solo nella mente divina, compre principio o modello delle cose create.

L’intelletto (intus legere, ovvero leggere dentro) ha il compito di penetrare sino alle essenze delle cose: è una facoltà conoscitiva superiore, inorganica, che esercita le sue funzioni indipendentemente dalla materialità del corpo. L’intelletto agente è proprio la facoltà di astrarre le forme intelligibili dalla materia individuale, premettendo all’intelletto di esprimere i concetti.

Infine, cos’è la verità per San Tommaso?
Il procedimento astrattivo dell’intelletto garantisce la verità della conoscenza intellettuale perché garantisce che la specie esistente nell’intelletto è la forma stessa della cosa, e che perciò vi è corrispondenza tra intelletto e cosa. La verità è adeguazione della cosa all’intelletto. Inoltre, Dio è verità suprema, in quanto il suo intendere è la misura di tutto ciò che è e di ogni altro intendere. In Dio l’essere e l’intendere coincidono: intendere le cose significa in Dio comunicare ad esse l’essere, posto che all’intendere sia congiunta la volontà creativa.
La verità unisce l’aspetto logico-gnoseologico (corrispondenza tra intelletto umano e le cose) e quello ontologico-trascendentale (ogni ente si adegua all’intelletto divino che lo ha creato).

lunedì 4 aprile 2011

San Tommaso, parte I

Nonostante Tommaso appartenga a un epoca leggermente più tarda rispetto ai contenuti espressi nei post precedenti. Tuttavia, ritengo opportuno considerare tale persona e la sua “filosofia” proprio in questo momento. 

LA SCOLASTICA
Considerare San Tommaso, significa primariamente analizzare la filosofia cristiana del Medioevo. Il termine scholasticus nei primi secoli del Medioevo indicò l’insegnante delle arti liberali (trivio e quadrivio), per poi indicare anche il docente di filosofia o teologia.
Tre sono le principali caratteristiche di questa filosofia:
  • la strettissima connessione con l’insegnamento: poiché le forme fondamentali dell’insegnamento erano due, la lectio (il commento del testo) e la disputatio (analisi attraverso la considerazione di tutti gli argomenti pro e contro), quella degli Scolastici assunse prevalentemente la forma di commentari o di raccolte di questioni. Naturalmente connesso alla funzione dell’insegnamento c’è quella dell’oggetto dell’insegnamento: gli scolastici si prendevano cura della comprensione della verità rivelata, ovvero della formazione dei chierici;
  • il legame con la tradizione. Se la filosofia greca era alla ricerca di un’autonomia che affermasse la propria indipendenza critica di fronte alla tradizione, la scolastica si comporta in modo totalmente differente. Per questa, la tradizione religiosa è il fondamento e la norma della ricerca. Questa caratteristica ci porta a fare due considerazioni:
  1. la verità è stata rivelata all’uomo attraverso le Sacre Scritture, attraverso le definizioni dogmatiche che la comunità cristiana ha posto a fondamento della sua vita storica. Per l’uomo si tratta solo di accedere a questa verità, di comprenderla mediante i poteri naturali e con l’aiuto della grazia divina, e di farla propria per assumerla a fondamento della propria vita religiosa. Ma anche in questo compito l’uomo non può rimanere da solo e affidarsi alle sue sole forze: necessita di una guida illuminatrice e una garanzia contro l’errore. L’uomo non può rimanere da solo, ma deve ricorrere all’aiuto degli altri e specialmente di quelli che la chiesa stessa riconosce particolarmente ispirati e sorretti dalla grazia divina. Ecco le auctoritates, l’Auctoritas (la decisione del concilio e il detto biblico) e le sententiae dei padri della Chiesa. Il ricorso all’autorità è la manifestazione tipica del carattere comune e superindividuale della ricerca scolastica, nella quale il singolo vuole sentirsi appoggiato e sorretto dall’autorità e dalla tradizione ecclesiastica;
  2. si parla di canone scolastico in cui veniva prescritto lo studio di un certo numero di autori latini che venivano presi a modello. Catone, le favole di Esopo, Orazio, Ovidio, Cicerono, Lucano, Stazio, Virgilio, Sallustio, Giovenale, mentre di Omero si leggeva solo un rozzo riassunto sull'Iliade. Si tratta di un numero abbastanza stabile di autori, quasi sempre gli stessi che costituiscono un canone rigido che rimane immobile per molti secoli. Esiste però, come afferma Curtius, una mancanza di spirito critico e un appiattimento sincretistico, nel quale non si fa differenza fra poesia augustea e poesia tardo-antica, che sono tipici della cultura medievale. Spicca, tra tutti gli autori, Virgilio considerato come il profeta del Cristianesimo e l'Eneide è letta allegoricamente: questa viene intesa come un viaggio e la lotta di Enea simboleggia le prove e le tentazioni dell'anima prima della sua salvezza. 
  • la ricerca scolastica, dunque, deve essere intesa come veicolo della verità già data nella rivelazione, non quella di trovare la verità. Ora, avendo preso dalla tradizione religiosa il canone e la norma, da quella filosofica (intesa come ancilla theologiae) ha ripreso gli strumenti e il materiale: la dottrina platonica-agostiniana e quella aristotelica. Nel recuperare il passato, è bene ricordare, il Medioevo mette tutto sullo stesso piano e fa dei filosofi più lontani dalla sua mentalità dei contemporanei, cui è lecito “togliere” e “riadattare” il pensiero alle proprie esigenze. 

SAN TOMMASO BREVEMENTE
Prima di arrivare a considerare tre questioni molto importanti per me, vorrei brevemente presentare in sintesi i primi, esposti prevalentemente nella Summa theologiae.

Ragione e fede
Pur affermando la distinzione tra ragione e fede, San Tommaso crede in una loro armonica collaborazione. Infatti, la ragione può servire alla fede in tre modi diversi: i) dimostrando i preamboli della fede, cioè quelle verità la cui dimostrazione è necessaria alla fede stessa (ad esempio, l’esistenza e l’unità di Dio); ii) per illustrare, mediante similitudini, le verità della fede; iii) per combattere le obiezioni che fanno alla fede.
Rimane, comunque, necessario ricordare che la fede è la regola del corretto procedere della ragione

La metafisica: ente, essenza ed esistenza
L’ente è una nozione generale e indefinibile che serve a San Tommaso per “ciò che l’essere ha” sia in modo reale, sia in modo logico. Nella modalità reale, l’ente è ciò che è presente nella realtà, mentre in quella logica, l’ente è tutto ciò che viene espresso tramite la copula in una proposizione.
L’essenza è la quidditas o la natura di una cosa. L’essenza comprende non solo la forma, ma anche la materia delle cose composte, perché comprende tutto ciò che è espresso nella definizione di una cosa.
Essenza ed esistenza sono due cose diverse per San Tommaso nonostante questa distinzione non riguardi tanto due enti, ma due principi di uno stesso ente di loro natura inseparabili.
L’esistenza è l’atto grazie cui le essenze, che hanno l’essere in potenza, esistono. Negli esseri finiti e contingenti, essenza ed esistenza sono come la potenza e l’atto, mentre in quello infinito e necessario (come Dio) sono la stessa cosa (Dio è l’Essere per essenza).
Si ricordi che l’essere di San Tommaso non è qualcosa di statico, ma dinamico che è strettamente connesso a quello di creazione. Inoltre, ultima osservazione, Dio è, non esiste ovvero non ex-sisto (essere da).

domenica 3 aprile 2011

Medioevo latino

Nel post precedente ho citato spesso “Medioevo latino” senza ben definirlo.
Questa espressione indica la cultura medievale in latino, di argomento classico o cristiano. Il latino era l’unica lingua scritta durante questo periodo, mentre quella parlata si era progressivamente imbastardita fondendosi con apporti provenienti dalle varie lingue dei popoli germanici che avevano invaso l’Italia, la Gallia, la penisola iberica.

La relazione tra cultura romana (e anche greca) con quella cristiana è molto importante. Curtius in Letteratura europea e Medioevo latino, p. 342, fornisce un’ottima visione d’insieme dei periodi storici e anche del medioevo latino che secondo me ben visualizza il rapporto tra Cristianesimo e cultura antica:

Le basi del pensiero occidentale sono l’antichità classica e la Cristianità. La funzione del Medio Evo fu di ricevere quella eredità, di trasmetterla e di modificarla, adattandola […]. I fondatori del Medio Evo furono S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Agostino e pochi altri. Essi appartengono al quarto e al quinto secolo della nostra era. Rappresentano l’estremo stadio dell’antichità greco-romana. E questo ultimo stadio coincide con la Cristianità. La lezione del Medioevo è un accoglimento reverente e una trasmissione fedele di un prezioso lascito. Questa è anche la lezione che possiamo ricavare da Dante: ed è anche la lezione di Goethe […]

Come si vede, il Medioevo latino, sarebbe per Curtius la base da cui nascerebbe la moderna letteratura europea, da Dante a Goethe. I termini prevalentemente utilizzati sono accettazione e trasformazione, quest’ultima da intendersi come impoverimento, imbarbarimento, contrazione, travisamento, ma anche raccolta erudita (come il caso di Isidoro), tradizione scolastica, imitazione zelante di modelli formati, appropriazione di concetti culturali, entusiastica identificazione sentimentale. Qualsiasi epoca storica è intimamente impregnata e condizionata in ogni suo punto, dalla struttura, dalla lingua, dalla filosofia e dall’arte dell’antichità.

Ora, non discostandoci molto dal tema del post precedente, vorrei prendere in considerazione altre forme enciclopediche e anche altre personalità.

I BESTIARI
I bestiari (in cui si descrivevano animali reali e immaginari) derivano da un libretto del II secolo d.C., il Phisiologus. Questi trattati non studiano affatto le loro concrete specificità, ma mirano alla loro interpretazione simbolica in senso religioso o morale, senza alcuna distinzione fra animali esistenti o immaginari (come i draghi). Le piante, gli animali, i minerali sono descritti nelle loro caratteristiche naturali, nei colori e comportamenti, in quanto spie di virtù o vizi o comunque di qualità che li oltrepassano e li rendono simbolici. Le pietre gialle e verdi guariscono per analogia le malattie del fegato, quelle rosse le emorragie. La mela (da malum) simboleggia il male, il grappolo d’uva il Cristo che ha versato il sangue per l’uomo. Gli animali incarnano soprattutto il male: il caprone la lussuria, lo scorpione la falsità.
Il Phisiologus unisce sistematicamente alla descrizione dell’animale la rivelazione del significato morale e religioso, sostenuto da passi della Bibbia.

DE UNIVERSO
Ho trovato interessante anche questo trattato (o enciclopedia universale) di Rabano Mauro (784 – 856) teologo tedesco, chiamato a far parte della Scuola Palatina.

Mi è venuto in mente di comporre un opuscolo … il quale trattasse non solo della natura delle cose e della proprietà delle parole …, ma anche del loro significato mistico

Considerare il significato mistico per interpretare le cose della natura significa inevitabilmente attivare l’interpretazione di una natura screditata nelle sue caratteristiche fisiche ed empiriche: molto più importanti, invece, sono i significati nascosti e legati alla religione. Si deve ricordare, infatti, che la vita religiosa dell’uomo (non ecclesiastico) non è solo caratterizzato dalla messa, ma da una costellazione di credenze e pratiche di grande fecondità mitopoietica (generatrice di miti e leggende).
Ho trovato, inoltre, di estremo interesse un’osservazione di Bloch in La società feudale (pp. 100 – 104):

Agli occhi di tutte le persone capaci di riflessione, il mondo sensibile non appariva più che come una specie di maschera, dietro la quale avvenivano tutte le cose veramente importanti, oppure come un linguaggio destinato a esprimere per mezzo di segni una realtà più profonda. E poiché un tessuto di mera apparenza non offre per sé scarso interesse, questo preconcetto conduceva generalmente a trascurare l’osservazione a profitto dell’interpretazione.

Rileggendo un po' queste pagine traspare propria una forma mentis dell'uomo medievale caratterizzata da senso della precarietà, mentalità magico-simbolica con cui guarda la realtà che lo circonda.

I FONDATORI DEL MEDIOEVO LATINO
Ecco attraverso un elenco i principali personaggi di questo periodo:
  • San Girolamo che compose fra la fine del IV e l’inizio del V secolo la Vulgata. Non solo aggiornò e corresse le versioni latine del Nuovo Testamento dando loro una forma definitiva, ma tradusse dall’ebraico l’Antico Testamento, offrendo così il testo completo in latino della Bibbia;
  • i Padri della Chiesa, cioè quegli scrittori che avevano preso le difese della nuova religione contro il mondo pagano e gettato le basi della cultura cristiana. Se San Girolamo non solo aveva contribuito a far conoscere gli scrittori cristiani (con 135 brevi biografie) e nel contempo anche testi greco-romani, i Padri della Chiesa, invece, avevano preso una posizione di netto rifiuto della cultura antica, in quanto subordinata a culti giudicati superstiziosi e primitivi. Questo atteggiamento continua anche nei secoli successivi da parte degli ambienti religiosi più legati al misticismo medievale e al conseguente rigorismo. Gli ordini monastici e soprattutto quello cluniacense, fondato da Ottone di Cluny nel 1908, propugnavano una forte sottomissione della ragione alla fede, il rifiuto del mondo e la vita contemplativa. Questa tendenza, che si ispirava alla tradizione platonica, più incline al misticismo e a valorizzare la fede piuttosto che la ragione), sarà combattuta da quella dialettica della scolastica che si rifaceva invece alla tradizione aristotelica e rivalutava perciò il metodo razionale (già avviata da Abelardo); 
  • Agostino con il suo sermo humilis, tipico della letteratura cristiana, nelle prediche, ma anche nella trattatistica teoretica e mistica. Di Agostino, vorrei riportare un’osservazione: pur servendosi del sermo humilis, faceva ricorso a tutti gli strumenti della retorica classica e ne raccomandava l’uso. Inoltre, egli faceva filtrare, all’interno della teologia cristiana, l’influenza del neoplatonismo greco (di Plotino e Porfirio) in modo tale che la cultura classica potesse essere tramandata; 
  • Boezio e Cassiodoro che continuarono quell’atteggiamento di Agostino di mediare la cultura classica e quella cristiana, producendo una re-interpretazione allegorica del passato;
  • il canone scolastico oggetto del prossimo post.


 

Enciclopedisti e Fondatori del medioevo latino

Vorrei approfondire alcuni dei punti che ho elencato nel post precedente.
Mi sono avvalsa della lettura del seguente libro La filosofia medievale, di Alessandro Ghisalberti, Giunti Editore, 2002 (pp. 32 – 56).

GLI ENCICLOPEDISTI e I FONDATORI DEL MEDIOEVO LATINO
Il termine enciclopedia è una parola a me molto cara e penso che possa essere un punto chiave della mia tesi. Si è visto come nei post legati al periodo greco e romano, molti furono i tentativi di creare delle enciclopedie o meglio elenchi che riportassero e che mantenessero nella memoria conoscenze legate specialmente al mondo animale e scientifico (la medicina, la chimica, ecc.).
Insomma, nel mondo antico il termine enciclopedia non ha ancora quel significato che oggi noi le attribuiamo.

Plutarco aveva coniato questo termine: enkyklos paideia (ἐγκύκλος παιδεία) che, letteralmente, significa nel cerchio del sapere, ovvero qualcosa che riesce a comprendere tutte le discipline, la totalità del sapere. Tuttavia, è soprattutto la motivazione per la quale si cominciava a raccogliere e collezionare questo materiale a fornire il primo significato di questo termine: l’ideale didattico, prima ancora che culturale, di mantenere e trasmettere un certo sapere. Questo si manifestava in un ciclo di studi strutturato e comprensivo di tutte le discipline per la formazione di un uomo colto.
Aritmetica, geometria, musica, astronomia (considerate propedeutiche, che costituivano il quadrivium), ma anche filosofia ovvero dialettica, grammatica e retorica (le arti liberali, il trivium).

Nell’Alto Medioevo troviamo Istituzioni delle lettere divine e umane di Flavio Cassiodoro (490 – 583), Etimologie e Origini di Isidoro di Siviglia (560 – 636), La natura delle cose di Beda il Venerabile (672 – 735).

Comune ai tre autori è lo sforzo di includere nelle loro sistemazioni dello scibile gli elementi storici e dottrinali provenienti dalla tradizione cristiana ormai radicata nella maggior parte delle popolazioni insediatesi sui territori dell’antico impero romano. Come si potrà vedere nei prossimi post e un po’ in tutto quello che riguarderà il Medioevo, c’è una doppia tendenza: da un lato si vorranno proporre le basi della tradizione cristiana, dall’altro si vorrà anche fare un tuffo nel passato, riprendere e recuperare quanto era stato detto dai maestri latini. Il caso di questi tre autori è proprio esemplare della prima tendenza: questi hanno contribuito all’abbandono della cultura latina del basso impero, che era meramente retorica e fine a se stessa, così come hanno consentito il superamento del programma educativo tracciato dall’aristocrazia barbarica, che si basava quasi esclusivamente sull’addestramento militare e sull’epica celebrativa degli eroi nazionali. Si badi bene che, molto spesso, capita che le tendenze siano sono solo per definizioni chiare e delimitate, poi nella realtà dei fatti le sfumature prendono il sopravvento.

Cassiodoro collaborò con i re ostrogoti, Odoacre e Teodorico, nell’amministrazione del potere. Al fine della vita si ritirò in un convento in Calabria promuovendo un monachesimo colto, dedito alla trascrizione e allo studio delle opere antiche e cristiane. Fra i suoi lavori spiccano le Istituzioni delle lettere divine e umane a carattere didattico ed enciclopedico. L’opera di Cassiodoro si suddivide in due libri: il primo rappresenta un commentario ai vari libri della Bibbia e presenta la storia della fede cristiana attraverso quella della Chiesa e dei teologi, il secondo si occupa delle arti del trivio e del quadrivio facendo riferimenti alla cultura pagana e alle norme che si riferiscono alla trascrizione esatta dei testi antichi.
Importante è anche il testo delle Variae, raccolta di lettere ufficiali che rappresentarono per secoli un modello retorico di eloquenza per le cancellerie (cioè per le lettere e gli altri atti ufficiali del potere politico). Esse racchiudono le regole del bello stile che condizioneranno l’educazione letteraria sino almeno al XIII secolo (quando l’epistolario di Pier delle Vigne ne costituì un nuovo modello).
Cassiodoro rappresenta uno dei padri fondatori del Medioevo latino e la figura principale che viene ritratta nelle sue opere è quella del monaco asceta e uomo giusto: l’ideale di vita ascetico, basato sulla castità e sul disprezzo del mondo, diventa il modello della vera vita cristiana e l’unica possibilità di perfezione. E’ questa cultura, in cui l’uomo è visto esclusivamente in funzione del suo destino celeste, a proporre una scala di valori che privilegia l’anima sul corpo, demonizza la donna, disprezza la realtà profana e sancisce la superiorità della vita contemplativa del monaco su tutte le altre forme di vita, anche dei chierici.

Cassiodoro afferma:

I cattivi hanno il volto scuro per quanto abbiano un corpo avvenente, sono mesti anche in mezzo all’allegria, subito dopo le loro azioni provano sentimento. Si lasciano abbandonare all’impeto del proprio piacere, ma, improvvisamente, piombano nella tristezza e frattanto gli occhi lasciano il trasparire il turbamento […]Il loro stesso odore sa di acre, a meno che non venga confuso con soavissimi profumi.

In questa espressione sintetica dell’antropologia medievale, si deve ricordare che la diretta controparte della figura del monaco è quella del giullare inteso come mimo, giocoliere, attore e cantante che intratteneva e divertiva il popolo nelle pubbliche piazze. Nella figura del giullare, la Chiesa vedeva il residuo di una cultura popolare ancora intrisa di paganesimo (ecco perché abbiamo a disposizione una tale iconografia su questa figura, rappresentato capovolto, simbolo del rovesciamento dell’ordine, del basso, della discesa nell’animalità).
Si ricorda come, però, l’attività del giullare sarà fondamentale: questo avrà un ruolo importante nel processo di fissazione e diffusione della tradizione epica lungo le vie dei pellegrini e anche nella recitazione di testi scritti raggiungendo un grande prestigio, che gli permette di esigere ricompense per la propria prestazione professionale.

Isidoro di Siviglia, assieme a Marziano Capella, fu una personalità molto importante. Scrivendo le Etymologiae, compose una vasta opera enciclopedica in cui lo studio etimologico serve a scoprire i significati nascosti e i rapporti simbolici che uniscono parole e cose: il simbolismo e l’analogismo nell’interpretazione della natura che dominano in tutto l’Alto Medioevo derivano in buona parte da lui. In un contesto in cui l’intera natura appare come un libro scritto da Dio e l’universo è un grande sistema di simboli da decifrare attraverso un procedimento analogico e intuitivo, la parola è la chiave che permette l’accesso al senso delle cose. Il loro significato si recupera risalendo alla loro origine ed essena per mezzo del nome, di qui il valore e la diffusione delle etimologie dove parole e cose si corrispondono.

Ora, ci sono ancora altre personalità importanti, tra cui Boezio, Dionigi Aeropagita, ma soprattutto San Tommaso. Questi verranno trattati con più calma successivamente. Vorrei a questo punto sottolineare un elemento importante.
Se Agostino, pur risolvendo la contraddizione fra religione cristiana e cultura classica a vantaggio del primo, riprendeva e continuava alcuni aspetti della tradizione antica, da parte opposta non manca chi, muovendo invece dei presupposti della cultura romana e greca, li avvicinava e li accordava a quelli della concezione cristiana, gettando così le basi di quel sincretismo culturale che caratterizza il Medioevo latino. Insomma, troviamo una conciliazione della cultura classica con quella del Cristianesimo, nonostante questa predomini.

venerdì 1 aprile 2011

E Medioevo fu...o meglio e Alto Medioevo fu!

Non vorrei iniziare l’analisi del periodo medievale con la solita analisi della scansione temporale e tanto meno alle diverse opinioni, positive o negative, di questo periodo.

LA CHIESA, UNICA FORZA ACCENTRATRICE E ORGANIZZATIVA DELLA CULTURA
Avendo precedentemente parlato di Agostino, vorrei in primo luogo proporre la seguente considerazione: in questi secoli, l’unica forza organizzativa, sul piano culturale, è quella della Chiesa. Questa riesce a mantenere scuole episcopali presso le cattedrali o nella dimora dei vescovi, mentre nei monasteri ferve l’attività degli amanuensi che copiano e tramandano gli scritti dell’antichità latina e della cristianità.

A proposito di scrittura, tendenzialmente nell’Alto Medioevo si scrive poco e secondo criteri non unitari né stabiliti. Questa pratica era esclusiva del clero: si utilizzavano degli scriptoria (sale di scrittura) dei conventi e dei monasteri dove gli amanuensi copiavano sui codici i documenti del passato o del presente. Gli scriventi talora non si limitavano a ricopiare un testo, ma potevano anche giustapporre o assemblare testi diversi (compilatori), oppure potevano postillare e spiegare i testi (commentatori), oppure potevano scrivere in proprio appoggiandosi comunque all’autorità di altri scrittori (auctores).
Si noti che la parola auctor ha la stessa radice etimologica della parola auctoritas: il libro, infatti,  è la fonte assoluta di ogni verità e autorità; così diventa consuetudine culturale corrente la pratica della citazione (con cui un autore afferma la legittimità e l’autorità del proprio discorso basandosi sull’autorità degli autori del passato) oppure della glossa (o nota al testo) e del commento, con cui si attualizzano testi della tradizione antica, perdendo per lo più il senso della loro distanza o differenza rispetto all’oggi.
Il libro era un oggetto raro e prezioso, e infatti, veniva considerato come un tesoro!

Nonostante queste osservazioni, in tutto l’Alto Medioevo, fino al XII secolo, la cultura prevalente fu quella orale: limitazione dell’insegnamento alla formazione del clero da parte della Chiesa, la scomparsa del pubblico letterario, la scarsa urbanizzazione, l’accentramento di ogni attività culturale attorno a sedi religiose riducevano l’opportunità stessa degli scambi culturali e scarse erano le possibilità di comunicazione della stessa cultura orale.

Si precisa però che Con Carlo Magno c’è una ripresa della cultura classica: con la Schola Palatina, , sotto la direzione del monaco anglosassone Alcuino, c’è un ritorno alla purezza della lingua latina. E’ questo il periodo della rinascita carolingia. Successivi tentativi analoghi di riprendere e continuare la grandezza e lo splendore dell’impero romano e della cultura latina furono promossi dall’imperatore Ottone III (rinascita ottoniana). Ma è da Chartres e da Giovanni di Salisbury, vescovo della città e filosofo, che si diffonde uno dei topos più diffusi e conosciuti che rappresenta i moderni come nani sulle spalle dei giganti e, dunque, capaci di vedere più lontano degli antichi, rivalutando così la conoscenza quale attività fondata sul principio di autorità di ciò che era stato trasmesso dal passato.

QUESTIONE DI INTERPRETAZIONI!
Nell’Alto Medioevo, la mancanza di traffici e di commerci, l’interruzione delle grandi vie di comunicazione, la inadeguatezza e lo scarso sviluppo della tecnica e dunque del dominio dell’uomo sull’ambiente, la percezione di essere alla mercé della natura, limitavano in modo drastico il controllo dell’uomo sullo spazio e sul tempo.
Ciò che non si poteva sapere o conoscere poteva diventare pauroso o meravigliosamente immaginaria. 

La concezione del mondo è unitaria, rigidamente gerarchia, piramidale, subordinata all'auotirità politica e religiosa. Si tende a interpretazioni complessive dell'universo, domante dall'idea della trascendenza religiosa e da grandi opposizioni (anima e corpo, Paradiso e Inferno). L'enciclopedismo medievale organizza ogni elemento dello scibile all'interno di una interpretazione simbolica e unitaria della natura e della storia, subordinando ogni particolare non a un'esigenza di conoscenza scientifica e oggettiva ma a un'idea precostituita del mondo, fondata sull'autorità della Bibbia e dei Padri della Chiesa, sulla base della quale si leggeva e si assimilava anche la cultura classica

L'interpretazioni della natura è simbolica e analogica: in essa si vede la presenz di Dio e di forze magiche e misteriose, interpretate secondo criteri di somiglianza e di simmetria del tutto intuitivi che connettono fra loro i diversi piani dell'esperienza. Ogni particolare assume immediatamente un significato simbolico, un valore misterioso e trascendente. Si è già detto che l’enciclopedismo medievale non è scientifico, ma simbolico. I trattati dedicati agli animali (i cosiddetti bestiari) non studiano affatto le loro concrete specificità, ma mirano alla loro interpretazione simbolica in senso religioso o morale, senza alcuna distinzione fra animali esistenti o immaginari.

In tutto l’Alto Medioevo l’interpretazione simbolica del mondo prevale su quella allegorica, che è riservata unicamente alla Bibbia e ai documenti storici, culturali e letterali. Nell’ambito dell’interpretazione allegorica, non soltanto il Vecchio Testamento viene letto alla luce del Nuovo, ma anche avvenimenti e testi della storia e della cultura pagane vengono considerati in chiave cristiana. La stessa mitologia greca e romana viene reinterpretata alla luce del Cristianesimo: tutto il mondo classico, quando viene respinto come profano, viene letto allegoricamente in chiave cristiana. Più precisamente, ci sono le letture figurali ovvero le prefigurazioni: la liberazione dalla schiavitù e il viaggio fuori dall’Egitto del popolo ebraico, prefigura un altro fatto storico ancora più importante e cioè la liberazione dell’umanità, con la Redenzione di Cristo dalla schiavitù del peccato di cui si parla nei Vangeli.

Ma che cosa è l’allegoria? Si tratta di una figura retorica che etimologicamente proviene da due parole greche allos (= altro o diverso) e agoreuein (= parlare) e significa: dire qualcosa di diverso da quello che si dice alla lettera.

E quale differenza c’è tra l’interpretazione simbolica e quella allegorica?
Mentre nell’interpretazione simbolica si percepisce intuitivamente e quasi magicamente la presenza del trascendente nella natura, in quella allegorica c’è uno sforzo razionale, perché senza una ricerca intellettuale non è possibile superare la soglia del significato letterale. Nel primo caso, abbiamo una certa e immediata somiglianza e analogia, mentre nel secondo c’è la mediazione della ragione, un’indagine usando le capacità dell’intelletto.

Sarà proprio San Tommaso a esporre con grande chiarezza la teoria dell’interpretazione allegorica (che prevarrà nel Basso Medioevo) delle Sacre Scritture. Tale teoria è molto importante perché, applicata anche ai testi profani, diventa il modello di lettura di tutta la tradizione letteraria antica.
San Tommaso inizia così:

Autore della Sacra Scrittura è Dio, nel cui potere è l’accomodare non solo le parole, in modo che significhino, cosa questa che anche l’uomo può fare, ma anche le cose.

Continua, poi, nella disamina della prima significazione:

Dunque la prima significazione, mediante la quale le parole significano delle cose, riguarda il primo significato, che è il significato storico o letterale.

E subito segue la seconda:

L’altra significazione, mediante la quale le cose significate dalle parole a loro volta significano altre cose, è detta significato spirituale. Esso si fonda sulla lettera e la presuppone. Questo significato spirituale, poi, si divide in tre. Come dice, infatti, l’Apostolo Paolo, la vecchia legge è figura della nuova, e questa è figura della futura gloria celeste; e inoltre i fatti capitali della nuova sono segni che indicano ciò che dobbiamo fare. Dunque: secondo che fatti e cose del Vecchio Testamento significano quelli del Nuovo, il loro senso è allegorico; secondo che gli eventi che riguardano Cristo o lo prefigurano sono il modello di ciò che dobbiamo fare, si ha il senso morale; secondo che i testi sacri significano le cose che appartengono all’eterna gloria celeste, si ha il senso anagogico.

In altre parole, esistono quattro sensi.
  • letterale (immediato, intuitivo, analogico);
  • allegorico (mediato dalla ragione, per un’interpretazione diversa);
  • morale (esplicativo di un’etica del comportamento);
  • anagogico (suggerente il significato religioso e teologico, le verità legate a Dio).

Termina poi San Tommaso con una frase che mi ha molto colpito:

[…]non è sconveniente se, anche secondo il senso letterale, in una sola espressione della Scrittura vi siano più significati.